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Come diventare un malato di mente

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view post Posted on 1/1/2006, 17:25 Quote
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Come diventare un malato di mente

di José Luis Pio Abreu
Edizioni Voland
prezzo 13 €

E un libro strano.
Da un lato è un bigino in cui vengono riassunte le caratteristiche e i sintomi delle principali malattie mentali (e relative varianti)
D'altro canto questi sintomi e schemi mentali, vengono descritti come se servissero per intraprendere la carriera del "malato di mente"

E' serio e ironico al tempo stesso
Spiega molto bene le dinamiche che portano un individuo a venire classificato come malato di mente


Odisseo

Temi l'ira dei giusti poichè sanno essere implacabili............


"Seguire a bocca aperta assurde teorie è più facile che pensare" (William Cowper, 1731-1800)


"Qualsiasi cosa ti raccontino, chiedi le prove, vedrai come si sfoltisce la schiera di profeti" (Odisseus gigantosaurus carinii 13/03/2006)

 
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oro
view post Posted on 1/1/2006, 17:28 Quote




Interessante.
 
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view post Posted on 1/1/2006, 17:36 Quote
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Sopratutto l'ultimo capitolo, in cui spiega di non preoccuparsi se, ci si riconosce un pò in una e un pò in un'altra categoria ........ ohmy.gif

Tutti abbiamo diritto ad essere un pò paranoici, schizzati, istrionici, ossessivi, fobici, depressi........ biggrin.gif

Tanto, i malati mentali veri, difficilmente si rendono conto di essere paranoici, schizzati, istrionici, ossessivi, fobici, depressi........

Odisseo

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view post Posted on 1/1/2006, 17:42 Quote
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CITAZIONE (odisseo @ 1/1/2006, 16:36)
Tanto, i malati mentali veri, difficilmente si rendono conto di essere paranoici, schizzati, istrionici, ossessivi, fobici, depressi........

Non tutti.

Mi allenteresti la camicia di forza che non mi fa respirare? rolleyes.gif


laugh.gif

"Colui che vede tutti gli esseri in se stesso, e se stesso in tutti gli esseri, non farà del male a nessuno."
(Isa Upanishad)
 
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view post Posted on 1/1/2006, 17:53 Quote
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Ancora la camicia di forza ???? ohmy.gif

Aggiorna il tuo strizzacervelli di fiducia, oggi vanno di moda le benzodiazepine wink.gif

Un bella pillolona, un bel pisolo, una pillolona, un pisolo, una pillolona, un pisolo, una pill.... sleep.gif

Odisseo

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cercatore
view post Posted on 1/1/2006, 20:29 Quote




io ho deciso...vado a rilassarmi in un manicomio rolleyes.gif tongue.gif



se mi vogliono...
 
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view post Posted on 1/1/2006, 20:30 Quote
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spiacente, non ti vogliamo, sei troppo sano per aggregarti


Odisseo

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view post Posted on 1/1/2006, 20:32 Quote

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non ho bisogno di libri , io . w00t.gif

 
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cercatore
view post Posted on 1/1/2006, 20:39 Quote




CITAZIONE (odisseo @ 1/1/2006, 19:30)
spiacente, non ti vogliamo, sei troppo sano per aggregarti


Odisseo

ma io sono un raccomandato......e poi tutti mi dicono che sono strano ....tanto strano...anzi balzano.........
nessuno mi capisce...tutti c'è l'hanno con me.....vedo tutto nero......sono pessimista..introverso...da che ce l'ho i requisiti.........
ma si entra per concorso a titoli?............. w00t.gif tongue.gif
 
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profumilla
view post Posted on 2/1/2006, 01:49 Quote




CITAZIONE (odisseo @ 1/1/2006, 16:25)
Come diventare un malato di mente

di José Luis Pio Abreu
Edizioni Voland
prezzo 13 €

E un libro strano.
Da un lato è un bigino in cui vengono riassunte le caratteristiche e i sintomi delle principali malattie mentali (e relative varianti)
D'altro canto questi sintomi e schemi mentali, vengono descritti come se servissero per intraprendere la carriera del "malato di mente"

E' serio e ironico al tempo stesso
Spiega molto bene le dinamiche che portano un individuo a venire classificato come malato di mente


Odisseo

Sembra interessante, Odisseo.
Non lo conoscevo...
Mi suona un pò come "Istruzioni per rendersi infelici" di Watzlawick... che in realtà sono riflessioni al contrario e quindi servono -con serietà e ironia- a trovare il modo per "essere felici".

Nel libro che hai letto Odisseo, l'autore che cosa vuole dimostrare o insegnare... insomma che cosa vuole comunicarci ? Cioè, perchè l'ha scritto? Lo dice?

Credo che sia molto facile riconoscersi nei vari disturbi perchè si tratta di pensieri e schemi mentali che sono comuni all'umanità secondo me. Infatti la mia posizione "filosofica" è che la malattia mentale sia solo una questione di "quantità" e non di qualità. In pratica, certi pensieri possiamo averceli tutti, ma chi supera una certa soglia di quantità è facile che diventi malato. Seconda condizione: il malato mentale deve sentire un disagio non sopportabile e non gestibile, tale che va ad intaccare i rapporti sociali creando così una situazione di emarginazione.
Infatti, se ci pensate.... se uno è strano, anche molto strano w00t.gif però riesce a mantenere una "normale convivenza" con la società, difficilmente incontrerà la necessità di essere curato per una qualche malattia...

Per esempio, sotto le feste sono stata in un locale. Ero con amici. Ad un tavolo c'era un signore solo -pure ben vestito, no barbone- con un bicchiere davanti sul tavolo. Era lì immobile come una statua e con gli occhi che guardavano il vuoto, come in trance... era proprio immobile. Quando sono entrata era già lì e quando siamo usciti era ancora lì, stessa posizione. Ecco, secondo me non era tanto sano, però difficilmente qualcuno lo curerà o se ne interesserà. In pratica: finchè non rompe le palle, il malato mentale non esiste.

O no? blink.gif
 
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view post Posted on 2/1/2006, 09:06 Quote
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Vero, se non disturba, difficilmente qualcuno lo curerà

Comunque, il libro era nato come "bigino" per gli studenti dell'autore, poi, visto il successo, è stato riscritto in chiave ironica ed utilizzato anche come "terapia Paradossale" con alcuni malati di mente veri (hanno letto e hanno collaborato alla stesura dei capitoli che li riguardavano)

Odisseo

Temi l'ira dei giusti poichè sanno essere implacabili............


"Seguire a bocca aperta assurde teorie è più facile che pensare" (William Cowper, 1731-1800)


"Qualsiasi cosa ti raccontino, chiedi le prove, vedrai come si sfoltisce la schiera di profeti" (Odisseus gigantosaurus carinii 13/03/2006)

 
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notsume
view post Posted on 2/1/2006, 09:59 Quote




Se vi andate a leggere " Tre uomini in barca " dell'eccellentissssimo J.K.Jerome , alle prime pagine vedrete come il protagonista , scopre di avere tutte le malattie tranne il ginocchio della lavandaia e ci rimane pure male . Quindi prima leggete il libro consigliato in apertura e poi seguite la stessa cura che trovate nel libro Di J.K.J .
 
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profumilla
view post Posted on 5/1/2006, 02:58 Quote




Sempre per rimanere in tema, riporto la relazione di quello che viene chiamato "L'esperimento di Rosenham". In breve: un gruppo di persone sane si inserisce in una clinica psichiatrica e .... ecco che cosa succede ohmy.gif blink.gif ohmy.gif blink.gif ohmy.gif
Il testo che riporto è tratto dal libro "Il pregiudizio psichiatrico" di G. Antonucci, ed. Eléuthera.

L'ESPERIMENTO DI ROSENHAM

L'impostazione dell'esperimento

Gli otto pseudopazienti costituivano un gruppo composto. Uno era un laureato in psicologia, di circa venticinque anni. gli altri sette erano più vecchi e "inseriti". Tra di loro c'erano tre psicologi, un pediatra, uno psichiatra, un pittore e una casalinga: tre erano donne e cinque uomini. Tutti quanti ricorsero a pseudonimi per paura che le diagnosi loro attribuite potessero in seguito danneggiarli. Quelli di loro che esercitavano professioni appartenenti al campo della salute mentale finsero di avere un'altra occupazione, in modo da evitare le speciali attenzioni che avrebbero potuto essere loro prestate dallo staff, per motivi di rispetto, o di prudenza, nei confronti di un collega malato . A parte me (ero il primo pseudopaziente e la mia presenza era nota all'amministrazione dell'ospedale e al primario psicologo e, per quanto ne sappia, soltanto a loro), la presenza degli pseudopazienti e la natura del programma di ricerca erano sconosciuti allo staff dell'ospedale.
Anche i contesti erano assai vari. Per poter generalizzare i risultati, si cercò di essere ammessi in vari ospedali. I dodici ospedali del campione si trovavano in cinque diversi Stati della costa atlantica e di quella pacifica. Alcuni erano vecchi e squallidi, altri erano nuovissimi. Alcuni avevano un orientamento sperimentale, altri no. Alcuni avevano uno staff numeroso, altri uno staff insufficiente. Solo un ospedale era privato: tutti gli altri ricevevano sovvenzioni da fondi statali e federali o, in un caso, universitari.
Dopo aver fatto una telefonata all'ospedale per prendere un appuntamento, lo pseudopaziente arrivava all'ufficio ammissioni lamentandosi di aver sentito delle voci. alla domanda di cosa dicessero le voci, rispondeva che erano per lo più poco chiare, ma per quel che poteva intendere gli dicevano "vuoto", "cavo" e "inconsistente". Le voci non gli erano familiari ed erano dello stesso sesso dello pseudopaziente. La scelta di questi sintomi fu fatta perla loro apparente somiglianza con certi sintomi di tipo esistenziale.
Si ritiene solitamente che tali sintomi abbiano origine da uno stato di dolorosa ansietà che deriva dal prendere coscienza che la propria vita è priva di significato. È come se la persona allucinata stesse dicendo: "La mia vita è vuota e inconsistente". La scelta di questi sintomi fu anche determinata dall'assenza di qualsiasi testo scritto nella letteratura clinica su psicosi esistenziali.
Oltre ad inventare i sintomi e a falsificare il nome e l'impiego, non furono compiute altre alterazioni della storia personale o delle circostanze specifiche. Gli eventi significativi della vita dello pseudopaziente furono presentasti nella forma in cui si erano realmente verificati. I rapporti con i genitori e i fratelli, con il coniuge e i figli, con i compagni di lavoro e di scuola, purché non risultassero incoerenti con le eccezioni qui sopra menzionate, furono descritti così com'erano o com'erano stati. Furono descritte le frustrazioni e le sofferenze, così come lo furono le gioie e le soddisfazioni.
È così importante che si ricordino queste cose, se non altro perché hanno influenzato nettamente i successivi risultati, tesi ad una diagnosi di salute mentale, dal momento che nessuna delle loro storie o dei loro comportamenti abituali era in alcun modo patologica.
Immediatamente dopo l'ammissione nel reparto psichiatrico, lo pseudopaziente cessava di simulare ogni sintomo di anormalità. In alcuni casi, si verificava un breve periodo di nervosismo e ansia, dato che nessuno degli pseudopazienti davvero credeva che sarebbe stato ammesso in ospedale tanto facilmente. Invero il timore che avevano tutti quanti era di essere subito identificati come impostori e di trovarsi quindi in una situazione estremamente imbarazzante. Inoltre molti di loro non erano mai entrati prima in un reparto psichiatrico e anche coloro che vi erano già entrati erano comunque sinceramente preoccupati di quello che sarebbe potuto accadere. Il loro nervosismo, dunque, era del tutto giustificabile, in relazione alla novità dell'ambiente ospedaliero, ma in seguito diminuì rapidamente.
Se si esclude questo breve periodo di nervosismo, lo pseudopaziente si comportò in reparto così come si comportava "normalmente", parlando con i pazienti e con lo staff così come avrebbe fatto abitualmente. Siccome in un reparto psichiatrico ci sono pochissime cose da fare, cercava di intrattenersi con gli altri conversando. Quando lo staff gli chiedeva come si sentisse, diceva che stava bene e che non aveva più sintomi. Si atteneva alle istruzioni che gli davano gli inservienti e consentiva alla somministrazione di farmaci (che però non venivano ingeriti), seguendo le indicazioni che gli venivano date quando si trovava in sala-pranzo. Oltre alle attività che gli era possibile svolgere nel reparto accettazione, trascorreva il tempo scrivendo le sue osservazioni sul reparto, i pazienti e lo staff. Inizialmente queste annotazioni venivano scritte "in segreto", ma non appena apparve chiaro che nessuno ci faceva molta attenzione, gli pseudopazienti si misero a scriverle su normali blocchi di fogli, in luoghi pubblici come ad esempio il soggiorno.
Lo pseudopaziente, proprio come se fosse stato un vero paziente psichiatrico, era entrato in ospedale senza sapere assolutamente quando sarebbe stato dimesso. Ad ognuno di loro fu detto che per uscire avrebbe dovuto contare solo sui propri mezzi, riuscendo soprattutto a convincere lo staff di essere guarito. Gli stress psicologici associati all'ospedalizzazione si rivelarono considerevoli e tutti gli pseudopazienti, fuorché uno, avrebbero voluto essere dimessi quasi subito dopo essere stati ammessi. Erano quindi motivati non solo a comportarsi da persone sane, ma anche ad essere presi come esempi di collaborazione. Che il loro comportamento non sia stato in alcun modo distruttivo è confermato dalle relazioni degli infermieri, secondo le quali i pazienti si comportavano in modo "amichevole", "collaboravano"e "non mostravano alcun segno della loro anormalità".

I normali non sono identificabili come sani di mente

Nonostante si mostrassero pubblicamente sani di mente gli pseudopazienti non furono mai identificati come tali. Ammessi con una diagnosi di schizofrenia, con una sola eccezione, furono tutti dimessi con una diagnosi di schizofrenia "in via di remissione". L'etichetta "in via di remissione" non deve in alcun modo essere liquidata come pura formalità, perché mai nel corso dell'ospedalizzazione era stata sollevata alcuna domanda su una possibile simulazione da parte loro, né per altro vi è alcuna indicazione nelle cartelle cliniche dell'ospedale che fosse emerso alcun sospetto a proposito del vero status degli pseudopazienti.
Sembra invece evidente che, una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente sia rimasto intrappolato in questa etichetta. Se lo pseudopaziente doveva essere dimesso, la sua malattia doveva naturalmente essere "in via di remissione"; ma non era del tutto sano, né mai lo era stato dal punto di vista dell'istituzione.
L'incapacità di rilevare la salute mentale nel corso del periodo di degenza in ospedale può essere dovuta al fatto che i medici operano con forti pregiudizi nei confronti di quello che la statistica chiama errore di secondo tipo. Questo significa che i medici sono più portati a chiamare malata una persona sana (un falso positivo di secondo tipo) che a chiamare sana una persona malata (un falso negativo di primo tipo). Le ragioni di questo fatto non sono difficili da immaginare: è chiaramente più pericoloso fare una diagnosi sbagliata su una malattia che su uno stato di salute. È meglio sbagliare per eccesso di prudenza, sospettare l'esistenza di una malattia anche in una persona sana.
Ma quello che può valere per la medicina non vale nello stesso modo per la psichiatria. Le malattie mediche, benché siano eventi sfortunati per chi ne è colpito, non comportano solitamente un pregiudizio peggiorativo sull'individuo in questione. Le diagnosi psichiatriche, al contrario, portano con sé uno stigma personale, giuridico e sociale .
Era dunque importante vedere se la tendenza a diagnosticare malato di mente chi era invece sano potesse essere invertita. Il seguente esperimento fu messo in atto in un ospedale dove venivano svolte attività di ricerca e di insegnamento e il cui staff era venuto a conoscenza dei nostri risultati, ma non voleva credere che un errore così macroscopico potesse verificarsi nel proprio ospedale.
Lo staff fu informato che in un certo momento, nel corso dei tre mesi successivi, uno o più pseudopazienti avrebbero cercato di essere ammessi in questo ospedale psichiatrico. Ad ogni membro dello staff fu richiesto di classificare ogni paziente che si presentava in accettazione o in un reparto a seconda della probabilità che quest'ultimo aveva di essere uno pseudopaziente. Si usò una scala divisa in dieci punti, dove il punteggio 1 o 2 rifletteva la convinzione quasi assoluta che il paziente fosse uno pseudopaziente.
Si ottennero voti per 193 pazienti che erano stati tutti ammessi per subire un effettivo trattamento psichiatrico. A tutti i membri dello staff che avevano avuto in prima persona responsabilità nei loro confronti - inservienti, infermieri, psichiatri, medici e psicologi - fu richiesto di dare il loro giudizio. Quarantun pazienti furono considerati con un alto grado di sicurezza come pseudopazienti da almeno un membro dello staff. Ventitré furono considerati sospetti da almeno uno psichiatra. Diciannove furono considerati sospetti da uno psichiatra e da un altro membro dello staff.
In realtà nessun vero pseudopaziente (per lo meno del mio gruppo) si presentò durante questo periodo in quell'ospedale.
L'esperimento è istruttivo. Indica che la tendenza a designare malata di mente la gente sana può essere invertita quando la posta in gioco (in questo caso il prestigio e l'acume diagnostico) è alta. Ma cosa si deve dire delle diciannove persone per le quali fu sollevato il sospetto che fossero "sane" da parte di uno psichiatra e di un altro membro dello staff? Erano davvero "sane" queste persone, o si trattava piuttosto del fatto che lo staff, per evitare di incorrere nell'errore di secondo tipo, tendeva a commettere errori del primo tipo, cioè definire "sano" il matto? Non c'è modo di saperlo, ma una cosa è certa: qualsiasi processo diagnostico che si presti ad errori così massicci non può essere considerato molto attendibile.

L'alto potere adesivo delle etichette psicodiagnostiche

Oltre alla tendenza a chiamare malato chi è sano - una tendenza che appare più chiaramente nel comportamento diagnostico al momento dell'ammissione in ospedale che non dopo un periodo sufficientemente esteso - i dati stanno ad indicare il ruolo massiccio dell'etichettamento nelle diagnosi psichiatriche. Una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente non può far più nulla per far dimenticare la sua etichetta: questo influenza in modo profondo la percezione che gli altri hanno di lui e del suo comportamento.
(...) Oggi sappiamo che non siamo in grado di distinguere la salute dalla malattia mentale. È deprimente pensare in che modo questa affermazione sarà utilizzata. Non solo deprimente, ma anche spaventoso: quante persone, viene da chiedersi, sono sane di mente ma non sono riconosciute tali nelle nostre istituzioni psichiatriche? Quante sono state stigmatizzate da diagnosi ben intenzionate, ma ciononostante errate? A proposito di quest'ultimo punto, si ricordi ancora una volte che l'errore di secondo tipo nelle diagnosi psichiatriche non ha le stesse conseguenze che nelle diagnosi mediche. Una diagnosi di cancro che si scopre errata provoca molto scalpore. Ma raramente si scopre che diagnosi psichiatriche sono errate: l'etichetta resta attaccata, eterno marchio di inferiorità.




Specifico -anche se si capisce dal titolo e da riferimenti nel testo- che si parla di un esperimento condotto da professionisti statunitensi e il testo è un testo tradotto dall'inglese smile.gif
 
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view post Posted on 9/1/2006, 23:23 Quote
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Basta un pensiero positivo per muovere il mondo

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Che bello siamo tutti diversi!

C'è un posticino anche per gli psichiatri?



Sono perfettamente d'accordo con questo tipo di esperimento....
 
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view post Posted on 10/1/2006, 00:01 Quote
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Se non ricordo male psicologi e psichiatri devono sottoporsi ad un periodo di analisi durante il loro periodo di formazione

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